Sanità

La sanità abruzzese soffre ancora delle scelte scellerate compiute dalla creazione del Sistema Sanitario Regionale al 2008, anno del commissariamento.

A livello regionale ci sono sperequazioni fortissime che creano sprechi e inefficienze che vanno affrontate con scelte politiche coraggiose: ospedali troppo vicini nelle zone costiere, ospedali piccoli e inefficienti nelle zone interne che scontano anche una oggettiva difficoltà ad essere raggiunti.
Le azioni di risanamento non hanno risolto affatto il problema, mantenendo tali squilibri inalterati.

La provincia dell’Aquila è la principale vittima della inefficienza del sistema sanitario ed assiste negli ultimi anni ad una miope e controproducente riforma delle strutture.
L’Aquila sarà sostanzialmente secondaria rispetto alla sanità di Pescara e Chieti, mentre i presidi ospedalieri di Sulmona e Avezzano assistono ad una spoliazione inaccettabile.

Il contrasto a tale andamento, apparentemente inarrestabile, deve passare dal riconoscimento delle peculiari e difficili condizioni geografiche delle aree interne: il tutto deve essere ripensato attraverso la costituzione di una rete che garantisca ovunque i servizi essenziali salvavita e che distribuisca le specialità, puntando così all’eccellenza, nei diversi presidi ospedalieri della Provincia dell’Aquila.

Non può più esserci una gerarchia tra le diverse zone interne, bensì una integrazione basata sulla complementarietà.
I pronto soccorso devono cessare di essere gli ambulatori ai quali rivolgersi per ogni evenienza, ma devono gestire esclusivamente le emergenze: deve essere regolato l’accesso a seconda della gravità delle condizioni del paziente cittadino, disincentivando l’accesso per problematiche che non abbiamo le caratteristiche di gravità e urgenza. Solo così potrà essere migliorato il servizio ed eliminate le file interminabili.

Deve fare ingresso massiccio nella sanità abruzzese l’uso della telematica: prenotazioni, pagamenti, servizi devono passare attraverso le nuove tecnologie, prevedendo comunque pari possibilità a chi non può o non sa usufruirne.

Dopo 5 anni di perdite di tempo, i livelli di assistenza garantiti dalla nostra regione devono allinearsi a quelli nazionali e possibilmente, a quelli delle regioni maggiormente virtuose: la sanità privata deve arrivare dove quella pubblica non riesce e contribuire ad un sistema sanitario efficiente e vicino ai cittadini.

Le liste di attesa devono essere abbattute, prevedendo lo standard obbligatorio massimo di 30 giorni per una visita o un esame non urgente e 24 ore per quelli urgenti (fatti salvi i casi in cui è in pericolo la vita, per i quali il servizio deve essere reso immediatamente).

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