Le criticità economiche

dell’Abruzzo interno e possibili soluzioni

La ripresa economica, già timida a livello italiano, è ancora più timida nella nostra regione.

A fronte, però, di zone dell’Abruzzo dove il sistema economico è ripartito in modo sufficientemente soddisfacente, si notano gravi criticità soprattutto nelle aree interne, con particolare riferimento alla città dell’Aquila e al suo hinterland, alla Marsica e alla Valle Peligna.

Tutta la provincia aquilana risente di un paradossale isolamento, dovuto principalmente ad una rete ferroviaria ancora sostanzialmente identica a quella di fine ottocento.

Il territorio della provincia, pur posto a metà tra l’area metropolitana della capitale (oltre 4 milioni di persone) e quella di Chieti-Pescara (circa 600 mila abitanti), non riesce ad agganciare i benefici di quelle grandi aree: un collegamento veloce e passo coi tempi tra la capitale e almeno la città di Sulmona, passando per Avezzano e connettendosi con L’Aquila, potrebbe portare benefici enormi all’economia del relativo territorio.

Potrebbe trasformare l’intero territorio della provincia dell’Aquila in un territorio satellite delle predette aree metropolitane, con attrazione di imprese, cittadini, capitali e risorse di altra natura: lo spopolamento dei centri storici dei borghi interni si arresterebbe e comincerebbe un significativo ripopolamento, le aree industriali della Marsica e della Valle Peligna vedrebbero l’insediamento di imprese attratte dalla qualità dei collegamenti, il sistema turistico dell’Abruzzo interno potrebbe godere di condizioni di vantaggio che farebbero crescere le stazioni turistiche, spingendone lo sviluppo di altre che oggi hanno solo enormi potenzialità.

Le imprese e il sistema produttivo insediato nei nuclei industriali delle tre principali città della provincia dell’Aquila (L’Aquila, Avezzano e Sulmona) hanno problematiche differenti che possono essere affrontate con ricette altrettanto differenziate.

Tema comune resta quello della modernizzazione delle reti e dell’efficientamento delle infrastrutture.

Per la città dell’Aquila deve essere potenziato il rapporto tra l’Università e i centri di ricerca con le aziende ad alta specializzazione: nei settori farmaceutici e in quello aerospaziale.
I fondi europei da programmare e da impiegare devono riguardare soprattutto tali ambiti, favorendo la ricerca, le collaborazioni tra università e imprese, rafforzando il sistema del sapere attorno alle realtà produttive che possa vincolare in modo duraturo le imprese a restare in un territorio ad alta specializzazione e know how.

Per la Marsica deve essere fatto ogni possibile sforzo di investimento per favorire l’insediamento di nuove grandi realtà industriali. Tali sforzi devono essere realizzati con i fondi europei a disposizione e devono mirare a migliorare le infrastrutture materiali e quelle immateriali.
Gli insediamenti produttivi marsicani in ambito industriale sono oggi pochi rispetto alle potenzialità dell’area: dopo la stagione della cassa del mezzogiorno (carsolano) e dei progetti finanziati in modo disordinato, è tempo di razionalizzare gli interventi e creare gli incentivi più adatti per nuove scommesse di investimento.
La maggior parte della occupazione industriale marsicana è merito di una mezza dozzina di imprese (tra le quali solo una occupa più di mille dipendenti): una crisi in un settore industriale specifico minaccerebbe seriamente la tenuta economica dell’area marsicana.
Al fine di evitare tale rischio deve essere prioritario investire in una seria differenziazione dei settori produttivi e in una politica mirata all’attrazione di nuove imprese, invogliate dalla posizione geografica invidiabile del Fucino e delle sue aree limitrofe.

Discorso similare può essere fatto per gli insediamenti industriali in Valle Peligna.

Il tessuto produttivo dell’intera provincia gode di una forte presenza di piccole e medie imprese:
queste devono essere messe nelle migliori condizioni di operare attraverso una semplificazione normativa, una facilitazione all’accesso ai fondi europei, e alla costituzione di reti di servizi in grado di supportarle in ogni fase della loro vita.

Occasione da non perdere è quella costituita dalle imprese innovative: in tutto l’Abruzzo ci sono soltanto circa 300 “startup”.
La creazione e l’incentivazione di tali imprese deve essere compito delle strutture regionali, con il coinvolgimento diretto e intensivo di società strumentali regionali.

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